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“Il dio di New York”: Fontanella regala una seconda vita a Pascal D’Angelo

di ILARIA SERRA

Scommettiamo quello che volete che chi ha letto Son of Italy di Pascal D’Angelo ed ora legge Il dio di New York di Luigi Fontanella, si domanda: Povero Pascal, sarai felice ora?

“Povero Pascal,” perché il suo Son of Italy (tradotto in italiano dallo stesso Fontanella nel 2000 per Il Grappolo) racconta una storia che commuove in un modo che commuove. L’intensa umanità di questo emigrante abruzzese ne fa subito uno dei libri preferiti dei miei studenti, sensibili al grido di dolore che si alza dalle stanzette putride e dai vagoni dismessi dove il povero emigrante Pascal passa la maggior parte della sua brevissima esistenza all’inizio del ’900. Muore a soli 38 anni, sognando di elevarsi dalla meccanicità della sua vita di manovale per raggiungere la beatitudine letteraria. Riesce a farsi pubblicare dall’editore Carl Van Doren che, appunto, sente quel grido “allargare le mura” del suo ufficio zeppo di carte (“se questo non è un autentico grido di dolore, non ne ho sentito mai uno,” scrive nell’introduzione del 1924). Pascal non si godrà la gloria per molto. Verrà dimenticato e morirà da solo nella sua stanzetta nel 1932. Il padrone di casa lo troverà cadavere. I pochi amici dovranno fare colletta per salvarlo dalla fossa comune e dargli un’adeguata sepoltura. La lapide viene pagata dalle alunne della scuola femminile di Cooperstown, New York. Insomma, il grido di Pascal aveva commosso tanti già durante la sua vita. E continua a commuovere oggi: si legga il bel blog “Forte e gentile” della scrittrice G.B. Firmani che ne ripercorre le tracce e inizia appunto con la frase: “Pascal D’Angelo vuole spezzarti il cuore.”

“Sarai contento ora, Pascal?” perché hai commosso anche Luigi Fontanella, che ti ha eretto un piccolo monumento. Il dio di New York sembra dare a Pascal la gloria che tanto cercava: fa resuscitare Pascal e completa il sogno della sua vita. Lo tratta come un autore e lo rende perfino personaggio, ripercorrendo i suoi luoghi e facendoli parlare di lui, tracciando i suoi spostamenti e riempiendoli di dettagli come può fare solo un poeta come Luigi Fontanella. Fontanella si appropria delle sue parole, garantendo così a Pascal una seconda vita. Una vita lunga 260 pagine, ma soprattutto una vita di carta e inchiostro, quella che sognava. La tecnica narrativa resuscita Pascal attraverso l’uso del presente verbale. Le sue azioni si ripetono oggi e rimangono fissate in un presente eterno. Egli torna a partire da Introdaqua, in Abruzzo, con una gang di paesani e con il padre, che però in America non resiste. Torna a sudare sotto mazza e piccone sulle traversine dell’Erie Railroad in New Jersey, a parlare con i suoi compagni, a comprare un dizionario e memorizzarlo per imparare l’inglese, a subire i rifiuti del mondo letterario, a frequentare la biblioteca (sua vera casa) e attraversare mezza New York a piedi sotto la tempesta, perché non ha soldi per il biglietto della metro, a trovare la casa allagata dallo scarico del palazzo, a gioire dello yes dell’editore Carl Van Doren. Nelle pagine de Il dio di New York Pascal rivive le sue emozioni, tutte di nuovo, ora e adesso.

Fontanella offre così un presente poetico al collega, predecessore e antico compaesano. Anzi, in uno slancio di fratellanza, Fontanella si inserisce nel romanzo come secondo personaggio e racconta i passaggi della sua esperienza di ricercatore e di amico. Luigi e Pascal hanno infatti molto in comune e per questo la simbiosi narrativa funziona. Infatti, Pascal era una specie di figlio adottivo del nonno di Fontanella, che si chiamava Giorgio Vanno e che appare anche lui nel romanzo: Giorgio accompagna Pascal in macchina a New York a tentare la fortuna e lo lascia con l’invito a spedirgli il nuovo indirizzo. Pascal non glielo manderà mai, a lui “che in fondo gli potrebbe quasi essere padre” (191). Ironia poetica: è il nipote Luigi a trovare l’indirizzo, anzi gli indirizzi, della vita di Pascal, e a visitare la casupola di Introdacqua (la bicocca, la chiama Fontanella) e percorrerne le strade a New Haven e a New York.

La simbiosi di Luigi e Pascal è un incontro tra due scrittori, tra due sensibilità gemelle e tra due emigranti. In certi punti del romanzo, Fontanella si appropria delle parole di Pascal, che sicuramente gli echeggiano nella memoria, visto che le ha tradotte – e come dice Joseph Tusiani, il traduttore deve diventare lo scrittore che sta traducendo. Quest’appropriazione rasenta il plagio, ma non è altro che una comunione d’animi. Si veda pagina 256, quando Pascal gode un momento di riposo nel calore della New York Public Library: “In quei bellissimi saloni di lettura può scrivere e riflettere a suo agio. Se il suo corpo deve sottostare alla disgraziata realtà della sua misera dimora, almeno il suo spirito, quando non sta in quelle quattro mura scalcinate, può elevarsi nobilmente, e immaginare altri mondi ben più sublimi.” Sono le parole rubate a Pascal: “Meanwhile I would go to the library – the only refuge opened to me. At least, if my body was living in a world of horror I could build a world of beauty for my soul” (Son of Italy, 154).

Il dio di New York è dedicato a un dio senza D maiuscola, come possono essere divini o demoniaci il sogno di un emigrante o una città straniera, fredda e dura. È anche una storia di un’amicizia che sorpassa il tempo e lo spazio, tra due scrittori che non si sono mai conosciuti, ma che si ascoltano: il grido di Pascal raggiunge anche Fontanella. Il romanzo è anche un ultimo atto di pietà verso un ragazzo morto giovane e vissuto grazie alla sua instancabile ambizione. Ed è infine una storia di intrecci generazionali all’interno di una famiglia italoamericana, accesi dalla memoria dei nonni e dal sacro rispetto di tale memoria.

Non a caso, il romanzo si conclude con l’autore Luigi che inforca la bicicletta e si spinge sulla spiaggia del Long Island Sound, dopo aver concluso la sua ricerca e il suo romanzo su Pascal. Ne cita una poesia per un’ultima volta: quella in cui Pascal si descrive come un ragazzo che zappa la terra ma la cui anima è un cielo d’azzurro luminoso (a bright blue sky). Fontanella guarda il cielo e la distesa di acqua che lo separa da New Haven, la città del Connecticut dove Pascal e nonno Giorgio avevano vissuto e lavorato. Si siede su una panchina dove sono iscritti un nome e una data: GIORGIO VANNO (1875-1963). Ancora una volta, il nonno emigrante sostiene il nipote e insieme abbracciano un manovale sognatore e senza famiglia. Povero Pascal, sei contento ora?

(In copertina: illustrazione di MASSIMO CARULLI)

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