Arti, Storie

Martino Jasoni, il pittore italiano che non dimenticò mai New York

di VALENTINA DI CESARE

“Le strade della fortuna sono oscure”, così scrisse Menandro, celebre commediografo dell’antichità greca. Un’affermazione che continua ad essere calzante , a distanza di secoli, quando ci si ferma ad analizzare più da vicino alcune storie di artisti talentuosi e promettenti, il cui genio a un certo punto si perde, viene messo da parte (talvolta per cause di forza maggiore) e poi cade inspiegabilmente nell’oblio. La parabola artistica del pittore emiliano Martino Jasoni si snoda tra l’America e l’Italia, ed è contrassegnata da una vicenda esistenziale tanto sorprendente quanto dolorosa che fa luce sulla questione della fortuna nelle arti. Una vita quella di Jasoni, che sembra prendere la direzione giusta (quella desiderata e amata) ma che poi, all’improvviso, indietreggia e cambia totalmente rotta, verso un epilogo decisamente inatteso.

Nato il 20 febbraio del 1901 a Corchia, frazione del comune di Berceto ( in un’altra frazione del medesimo comune nascerà, nel 1927, Luigi Malerba uno dei maggiori scrittori e sceneggiatori italiani del secolo scorso), nel cuore dell’Appennino parmense , a soli cinque anni il piccolo Martino si imbarcherà insieme al padre su un bastimento diretto negli Stati Uniti, dove a quei tempi da circa sei mesi, già si era stabilita sua madre. Le condizioni economiche della famiglia sono precarie, e per affrontare il viaggio verso il Nuovo Continente il padre di Jasoni vende l’unica mucca rimasta nella stalla di proprietà, il poco che gli è rimasto per vivere. Un salto nel vuoto dunque, che pian piano l’uomo cercherà di colmare, per tentare di dare alla sua famiglia un futuro meno incerto. A New York Martino ha la possibilità di frequentare la scuola pubblica ed è lì che scopre il suo talento artistico: ama disegnare, dipingere, creare principalmente perchè, crescere lungo le strade della grande metropoli americana, lo fa diventare un fine osservatore, in grado di carpire sensazioni, sfumature ed emozioni da ogni dove.

Nonostante col passare degli anni, l’artista non più bambino debba cominciare a lavorare per aiutare la famiglia, Martino riesce a ritagliarsi del tempo per proseguire con la sua grande passione. I lavori che svolgerà a New York saranno sempre legati al mondo del disegno: sarà incisore in una stamperia, poi tipografo e infine lavorerà come assistente in un laboratorio per imprimere su lastre fotografiche. Continuare ad avere a che fare per lavoro con un ambito così familiare, dà la possibilità a Martino di non distaccarsi mai dalla propria passione per il disegno, passione che non abbandona nonostante gli impegni lavorativi diurni e che alimenta, seguendo corsi serali organizzati dall’ Art Students League di New York. I sacrifici che Jasoni fa per perfezionare il suo talento mostrano i loro frutti nei primi anni ’20 del Novecento: Martino è appena ventenne e l’effervescente vita newyorkese, ricca di stimoli e fermenti culturali, condiziona il suo immaginario artistico, che si lascia affascinare dalla vivacità della metropoli, dai suoi colori e dall’incontro di tante etnie. A queste suggestioni si uniscono continui richiami al territorio dell’appennino tosco-emiliano dal quale proviene e al quale sono legati inevitabilmente i primi ricordi esistenziali. Una commistione di influenze artistiche così differenti e addirittura opposte, imprimono sulle opere pittoriche di Jasoni uno sguardo unico che si fa sempre più riconoscibile. Tra tutte le tecniche che padroneggia, quella che preferisce è l’acquerello su carta. Quando Jasoni frequenta i corsi all’Art Students League, tra i suoi compagni dei corsi serali ci sono niente meno che Walt Disney (che non ha bisogno di presentazioni) e Otto Soglow, fumettista noto soprattutto per la sua creazione “The little King”. Accompagnato in questa importante esperienza di studi da compagni e maestri che nutrono ancora di più la sua vena artistica, Martino trascorre la prima metà degli anni Venti in un fervore creativo testimoniato dalle sue opere più belle.

Ma nel 1924 quell’esistenza artistica così ben partita si arresta: i genitori impongono al giovane un ritorno forzato nel piccolo paese dal quale sono emigrati. La famiglia Jasoni, che nel frattempo negli USA aveva aperto una drogheria, decide di lasciare New York e impone a Martino di tornare in Italia con loro, vista la necessità di un aiuto per le attività agricole e di allevamento alle quali erano da sempre stati dediti. Quello strappo così decisivo e forte, esercita sulla vita del pittore una metamorfosi profonda. Dopo il ritorno sugli Appennini, Martino si dedica alla vita contadina e alle sue fatiche, e per questo la pittura perde a malincuore il primato avuto fino ad allora. La durezza del lavoro agricolo non gli permette di dedicarvisi come prima e, nonostante i tentativi di proseguire, i mutamenti abbattutisi sulla sua vita si riflettono anche sulla sua opera. Chiusa la parentesi americana, Jasoni si sposerà e condurrà una vita apparentemente comune, tutt’altro che quella immaginata lungo le strade di New York. La figura di Jasoni, la bellezza struggente della sua parabola umana unita allo sguardo attento sulle sue opere, suscita emozioni contrastanti che non fanno che accrescere ancora di più la curiosità sulla sua arte. A tal proposito, c’è un interessantissimo documentario intitolato “Martin J”, realizzato con il contributo della Regione Emilia Romagna e della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo. Il filmato, nato da un progetto del Comune di Berceto, è stato prodotto da Magic Mind Corporation con la regia di Giacomo Agnetti ed ha ripercorso, grazie anche alle testimonianze diaristiche del pittore e alle interviste ai suoi nipoti, a critici letterari e antropologi, i momenti più salienti della sua vita.

Le impressioni legate all’arrivo, quando Martino era molto piccolo, i ricordi dell’appartamento sulla Quarantottesima strada dove si stabilì con la famiglia (un caseggiato abitato da molte famiglie di immigrati perlopiù europei), la vicina di casa di Pontremoli che lo accudiva quando i genitori erano a lavoro, gli angoli più disparati del suo quartiere che col tempo imparò a conoscere a menadito, immergendosi nella frenesia multiculturale della metropoli, i contrasti con il maestro Sloan (pittore famoso per la sua capacità di ritrarre scene di vita quotidiana nel quartiere newyorkese di Chelsea, nonché uno dei fondatori della scuola d’arte americana Ashcan), la severità del padre che lo vorrebbe bottegaio insieme a lui e a sua moglie, il viaggio del ritorno verso l’Italia, l’innamoramento a Corchia nei confronti di Margherita. Oltre agli episodi più importanti della sua vita, questo documentario riesce a far luce anche sulla sensibilità e sui pensieri più intimi del Martino uomo, che si confida appassionatamente a se stesso nelle pagine del suo diario.

Nel suo paese d’origine, dal 2007, a Jasoni è dedicato un museo , realizzato col contributo della Provincia di Parma, dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna e di Gal Soprip. Vi sono conservate circa sessanta opere del pittore, tra olii e acquerelli, divise tra periodo americano e periodo italiano.

IN COPERTINA: illustrazione di GIULIA POLIDORO

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